Abitare il pianeta, dal mare alla terra | Gli animali di Davide Cocozza
Il mare possiede una qualità che lo rende diverso da qualsiasi altro paesaggio, accoglie ciò che vi confluisce, restituisce movimenti, tracce e trasformazioni senza distinguere tra ciò che è naturale e ciò che è prodotto dall’uomo. In questa apparente neutralità si riflette una realtà più ampia che riguarda non solo gli ecosistemi marini, ma l’intero pianeta. L’ambiente marino è infatti una delle espressioni più evidenti di interdipendenza tra elementi viventi. Nulla al suo interno esiste in isolamento, correnti, specie, temperature e interventi umani si intrecciano in un equilibrio continuo, dove ogni variazione produce effetti che si propagano oltre il punto d’origine. È questa struttura relazionale a renderlo parte essenziale della vita sulla Terra.
L’essere umano, una specie in bilico
Da una simile sensibilità si muove la ricerca artistica di Davide Cocozza nella mostra Like a Man, inaugurata a Roma nello studio legale CBA.
Il suo non è uno sguardo che intende giudicare l’essere umano, né collocarlo in una posizione di colpa o superiorità rispetto al resto del vivente. Al contrario, emerge un’indagine più fragile, quasi disarmata, che osserva una specie esposta, spesso incerta, in bilico tra consapevolezza e smarrimento.
Like a Man porta con sé una domanda che attraversa l’intero progetto espositivo: se l’uomo meriti ancora il proprio nome, non come provocazione ma come interrogativo aperto su cosa significhi oggi essere umani. La risposta non passa per una condanna, ma per uno spostamento di prospettiva, essere umani oggi significa, o dovrebbe significare, assumere una responsabilità diversa verso ciò che ci circonda.
Gli animali rappresentati dall’artista non sono allegorie né strumenti di giudizio morale, sono presenze che assumono posture umane, come se il confine tra istinto e coscienza si fosse temporaneamente assottigliato. In questo scambio silenzioso non c’è accusa né assoluzione, ma una somiglianza inattesa che rende lo sguardo più instabile e, proprio per questo, più vero.

Il mare, un equilibrio fragile
Per chi osserva il mare con attenzione, questa dinamica è familiare, il mondo marino non offre immagini definitive, mostra equilibri fragili, trasformazioni continue, sistemi in cui ogni elemento dipende da altri, è un luogo che insegna, senza dichiararlo, che nulla esiste in forma separata.
Like a Man si muove proprio in questa zona di sospensione. Cocozza, attraverso un linguaggio visivo immediato, intercetta lo sguardo distratto e prova a trasformarlo in coscienza. L’arte non serve a chiudere il senso ma ad aprirlo, rendendo visibile ciò che normalmente resta ai margini dell’attenzione. Serve a scuotere, ma soprattutto a rendere più complesso ciò che appare semplice. È in questa tensione che si chiarisce uno dei nodi più importanti del lavoro di Cocozza, giudicare il mondo è facile, continuare ad amarlo è invece la parte più complessa.
Mare e terra fanno parte dello stesso sistema naturale, non seguono logiche separate ma sono intrecciati in un unico equilibrio di relazioni. Abitare il pianeta non significa occupare uno spazio, ma riconoscere una rete di connessioni di cui si è parte, non come dominatori né come semplici osservatori, ma come presenze implicate.
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L’artista non vuole fare una riflessione sull’uomo contro la natura, ma sull’uomo dentro la natura, una presenza tra le altre, definita non dalla forza ma dalla relazione.
L’ambiente marino, in questa visione, non è uno sfondo né una metafora, ma una delle espressioni più chiare di questa realtà, un sistema vivo che esiste solo nella relazione tra le sue parti e che continua a ricordare, con la sua stessa struttura, che nulla può vivere da solo.
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