L’Italia dei porti in 3D: ISPRA mappa l’impatto delle infrastrutture che superano le spiagge

L’Italia dei porti in 3D: ISPRA mappa l’impatto delle infrastrutture che superano le spiagge

Pubblicati due geodatabase inediti sull’assetto e le trasformazioni della portualità nazionale. Le strutture occupano una superficie doppia rispetto a tutte le spiagge italiane.

Quando Galileo Galilei scriveva , “conosciamo quello che possiamo misurare”, dava inizio anche al metodo scientifico moderno.

Oggi, a fronte di dinamiche erosive sempre più pressanti e di eventi meteo straordinari — come il recente e devastante ciclone Harry — misurare e monitorare le trasformazioni della nostra fascia costiera è diventato un imperativo di sicurezza nazionale. Proprio per rispondere a questa esigenza di governance, il Centro Nazionale Coste dell’ISPRA ha rilasciato due geoDB inediti e rivoluzionari: Assetto Opere Marittime (AOM) e Aree di Trasformazione Portuali (ATP).

Si tratta di una mappatura digitale in alta definizione che per la prima volta accende i riflettori su elementi naturali e artificiali della nostra portualità, offrendo alle istituzioni dati omogenei e integrabili con altri sistemi comunicativi.

I numeri del boom portuale italiano

I dati emersi dall’analisi ISPRA scattano una fotografia impressionante dell’espansione infrastrutturale italiana. Nel 2006 i porti occupavano già circa 260 chilometri di costa, pari al 5% dell’intera costa bassa italiana.

Al 2020, questo dato è aumentato di ulteriori 15 chilometri (+5%). Ma la vera svolta analitica emerge se si considera lo sviluppo lineare complessivo di moli, banchine, dighe e pontili: nel 2020 la lunghezza totale delle opere ha raggiunto i 2.510 chilometri, registrando un balzo in avanti del 20% in più rispetto al 2006. Oggi, la superficie totale delle trasformazioni collegate alla costruzione dei porti (tra occupazione dei fondali, scavi e alterazione dei bacini) è doppia rispetto alla somma di tutte le spiagge italiane messe insieme.

I due nuovi GeoDB nel dettaglio

La nuova architettura digitale di ISPRA si articola su due strumenti specifici:

  • Assetto Opere Marittime (AOM): digitalizza e caratterizza ogni singola struttura portuale, definendone tipologia, destinazione d’uso, evoluzione temporale, dati ISTAT, posti barca stimati e amministrazioni di riferimento.
  • Aree di Trasformazione Portuali (ATP): mappa i poligoni di Ostruzione (occupazione del fondale), Scavo (modifica del territorio costiero) e Alterazione (cambiamento delle condizioni naturali dei bacini) rispetto allo stato antecedente alle opere.

Sostenibilità e Blue Economy: il commento dei vertici

I porti rappresentano i nodi nevralgici della nostra Blue Economy, motori di scambi commerciali, cantieristica, pesca e turismo diportistico. Come dichiarato da Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA e SNPA, questi nuovi GeoDB sono “un passo strategico per supportare una gestione sostenibile della portualità, capace di coniugare competitività, sicurezza e salvaguardia delle risorse naturali”.

Il Direttore del Centro Nazionale Coste, Giordano Giorgi, ha inoltre evidenziato come i porti siano tra le più grandi realizzazioni umane sul territorio nazionale, in costante crescita sia in estensione che in numero, e che necessitano di strumenti digitali aggiornati per una governance tempestiva. L’obiettivo finale di questa mappatura è fornire una bussola scientifica per la nuova legge di riordino della governance che punta ad armonizzare le 16 Autorità di Sistema Portuale, senza dimenticare le centinaia di micro-porticcioli privati che costellano e impattano sulle nostre comunità costiere


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *