L’Isola di Budelli riabbraccia il suo guardiano, Mauro Morandi: disperse le sue ceneri tra le onde della Spiaggia Rosa

L’Isola di Budelli riabbraccia il suo guardiano, Mauro Morandi: disperse le sue ceneri tra le onde della Spiaggia Rosa

Più che il guardiano dell’isola di Budelli, amava definirsi il suo servitore. La storia di Mauro Morandi, guardiano dell’isola dell’Arcipelago di La Maddalena per oltre trent’anni, rappresenta un caso unico di simbiosi tra l’uomo e un ecosistema marino fragile.

Scomparso nel gennaio del 2025 all’età di 85 anni, Morandi ha ridefinito l’equilibrio dei ruoli tra l’uomo e la natura attraverso una gestione etica dell’isola: l’uomo non è mai al di sopra dell’ecosistema, ma al suo servizio per garantirne la sopravvivenza.

Un eremita per natura 

Mauro Morandi arriva sull’isola quasi per caso, nel 1989 a causa di un problema tecnico mentre era in navigazione verso la Polinesia a bordo di un catamarano. Folgorato dalla bellezza dell’isola, l’ex insegnante di educazione fisica di origini modenesi decide di cambiare rotta e stabilirsi su quel piccolo paradiso sardo, rimasto in quel periodo senza custode. E’ un cambio di vita totale, una scelta a impatto zero sull’isola: distacco totale dal consumismo, legna da rami secchi per il riscaldamento, coltivazione di piccoli orti e pesca locale sostenibile, l’elettricità solo da un piccolo sistema fotovoltaico installato nel 2014. In 32 anni sull’isola Morandi raccontava di non essersi mai ammalato grazie alla purezza di un ambiente incontaminato che lui stesso contribuiva a mantenere tale.

Viene definito un Robinson Crusoe moderno, la sua è una vera e propria filosofia di conservazione attiva e rigorosa del territorio, basata sull’osservazione dei cicli naturali e sui suoi effetti in quel piccolo ecosistema. 

Ogni giorno si occupava di raccogliere la plastica portata dalle mareggiate e di mantenere puliti i sentieri, descrivendo la natura come un bene dell’umanità da preservare. Ma soprattutto di proteggere la celebre Spiaggia Rosa dal calpestio e dai furti di sabbia.

Il suo è stato un lavoro prezioso. Dopo ogni tempesta, perlustrava le calette più esposte per raccogliere plastica, reti fantasma, polistirolo e tutto ciò che il mare restituiva alla terraferma, prima che la mareggiata successiva potesse riportarli in mare o peggio, ridurli in micro plastiche. Dopo la raccolta trasportava i rifiuti lontano dalla linea di battigia, accumulandoli nei punti di prelievo da parte dei mezzi del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena.

La natura come bene comune

Per Morandi, la raccolta dei rifiuti era anche lo strumento per innescare un cambiamento culturale soprattutto nel turismo “mordi e fuggi” di Budelli. Per questo allestì l’albero di Natale perpetuo, un’installazione artistica e provocatoria fatta con piccoli oggetti portati dal mare, trasformando il rifiuto in un simbolo visivo dell’inquinamento marino per i visitatori estivi.

Ai turisti spiegava che la bellezza della Spiaggia Rosa dipendeva dalla salute del microrganismo Miniacina miniacea, minacciato non solo dal passaggio umano ma anche dai residui chimici e plastici. Rubare un granello di sabbia significava interrompere un processo biologico millenario.

Nelle sue interviste, sottolineava spesso come l’uomo avesse perso il senso del limite, considerando il mare, nel migliore dei casi come un bel selfie da esibire sui social, nel peggiore dei casi come una discarica infinita, piuttosto che un ecosistema fragile da preservare per tutta l’umanità.

Il suo punto di osservazione: “La poltrona di ginepro” 

Nella sua autobiografia, “La poltrona di ginepro” (Rizzoli, 2020), Morandi ha raccontato l’essenza della sua scelta di vita: il tempo dilatato dell’isola e la ricerca di una libertà assoluta attraverso il contatto diretto con gli elementi naturali. Una scelta inizialmente da eremita ma che nel tempo si è trasformata in una missione educativa come divulgatore globale, sulla spiaggia così come attraverso i social, cercando di insegnare a guardare oltre la superficie della bellezza di un panorama, affinché tutti, armati di consapevolezza, potessero diventare “sentinelle del mare”.

L’addio all’isola e il ritorno dopo la sua scomparsa

Nel maggio 2021, dopo anni di contenziosi giudiziari, cambi di proprietà e petizioni internazionali con centinaia di migliaia di firme per la sua permanenza, Morandi è costretto a lasciare l’isola e si trasferisce a La Maddalena, segnando il passaggio epocale dalla gestione spontanea di un singolo individuo a quella istituzionale affidata alle Aree Marine Protette. 

Nei giorni scorsi, Mauro Morandi è tornato a casa: come lui desiderava, le sue ceneri sono state disperse nelle acque della sua amata isola di Budelli.

Ma la sua eredità educativa rimarrà per sempre. Morandi ci ha insegnato che un singolo individuo può cambiare il destino di un’isola e influenzare l’opinione pubblica sull’importanza della conservazione marina.

La sua voce ha raggiunto milioni di persone facendole sentire parte di un progetto di resistenza ambientale globale.

Perché “se ami una cosa, non la distruggi”. Grazie Mauro


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