Tracce di cocaina e farmaci nei mammiferi marini e negli squali: l’allarme degli scienziati
Dalle Bahamas al Mediterraneo, le analisi rivelano la presenza di cocaina, caffeina e medicinali nei tessuti di cetacei e predatori marini: una minaccia invisibile per la catena alimentare.
Non solo plastica e petrolio. Negli oceani di oggi circolano anche altre pericolose sostanze: cocaina, antidolorifici e diverse sostanze farmaceutiche. A rivelarlo non sono campioni d’acqua, ma direttamente gli animali marini, analizzati recentemente da alcuni ricercatori che hanno individuato queste sostanze nei tessuti di grandi predatori e mammiferi marini, aprendo uno scenario veramente inquietante anche per gli ecosistemi più remoti.
Droga in paradiso
Si intitola così lo studio pubblicato questo mese sulla rivista Environmental Pollution realizzato da un’equipe di ricercatori dell’Universidade Federal do Paraná (Brasile) che ha analizzato il sangue di 85 squali nelle acque delle Bahamas, rilevando la presenza di cocaina, caffeina e farmaci come paracetamolo e diclofenac.
“È la prima volta che rileviamo sostanze come la cocaina in questi animali”, affermano gli autori dello studio, sottolineando come la contaminazione sia probabilmente legata alle attività umane lungo le coste.
I risultati mostrano che una parte significativa degli esemplari presentava contaminazione multipla. Un dato che, secondo i ricercatori, indica un’esposizione cronica e diffusa, non un evento isolato.
Studi precedenti avevano già individuato cocaina nei tessuti di squali lungo le coste brasiliane, mentre ricerche condotte su cetacei in diverse aree del mondo hanno evidenziato la presenza di farmaci, nicotina e altri contaminanti emergenti.
Come arrivano droghe e farmaci in mare
La presenza di queste sostanze negli oceani è il risultato diretto delle attività umane. Le principali fonti sono:
- acque reflue urbane non completamente depurate
- uso diffuso di farmaci
- scarichi industriali
- traffico e smaltimento illegale di droghe
Nel caso dello studio alle Bahamas, i ricercatori indicano come possibile origine «gli scarichi costieri e le acque reflue legate anche al turismo e alla navigazione».
Una volta disperse in mare, queste molecole entrano nei cicli biologici: vengono assorbite da organismi piccoli, ingerite dai predatori e progressivamente concentrate lungo la catena alimentare. Un vero e proprio cocktail di contaminanti, il cui effetto combinato resta ancora in gran parte sconosciuto.

I mammiferi marini: sentinelle dell’ecosistema
I mammiferi marini sono particolarmente vulnerabili a questo tipo di contaminazione. Vivono a lungo, occupano i livelli più alti della catena alimentare e accumulano sostanze chimiche nei tessuti. Per questo motivo sono considerati sentinelle ambientali: la loro esposizione riflette lo stato di salute complessivo dell’ecosistema marino.
Effetti potenzialmente gravi
Le conseguenze di questa esposizione cronica non sono ancora del tutto chiare, ma i primi segnali sono preoccupanti. Nel caso degli squali analizzati alle Bahamas, sono state osservate alterazioni nei parametri metabolici: variazioni nei livelli lipidici e indicatori di stress fisiologico, spiegano i ricercatori.
Del resto gli effetti di queste sostanze sono già ampiamente noti
- il diclofenac è associato a danni renali in diverse specie
- stimolanti come caffeina e cocaina possono influenzare metabolismo e comportamento
Per i mammiferi marini, già sottoposti a molteplici pressioni ambientali, questo rappresenta un ulteriore fattore di rischio.
Un inquinamento difficile da vedere (e da fermare)
A differenza della plastica o del petrolio, questo tipo di contaminazione è invisibile. Le sostanze sono presenti in concentrazioni molto basse, ma biologicamente attive.
Sono i cosiddetti contaminanti emergenti, composti ancora poco regolamentati e difficili da rimuovere completamente con i sistemi di depurazione attuali.
Il fatto che siano stati rilevati anche in aree considerate relativamente incontaminate dimostra quanto il fenomeno sia ormai globale.
Una questione che ci riguarda da vicino
Questa nuova forma di inquinamento non è solo ambientale. Gli oceani sono una risorsa alimentare fondamentale anche per l’uomo.
La presenza di farmaci e droghe nella catena alimentare solleva interrogativi sulla sicurezza dei prodotti ittici e sugli effetti a lungo termine sull’uomo.
Ripensare il rapporto con il mare
La scoperta di cocaina e farmaci negli animali marini rappresenta un segnale chiaro: l’impatto umano sugli oceani diventa sempre più profondo. Questi risultati evidenziano, secondo i ricercatori, la necessità di monitorare contaminanti finora non considerati.
Per ridurre questo tipo di inquinamento sarà necessario:
- realizzare sistemi di depurazione più avanzati
- promuovere un uso più consapevole dei farmaci
- effettuare monitoraggi più estesi
Perché ciò che finisce in mare non scompare: entra negli ecosistemi e ritorna, in forme spesso invisibili e potenzialmente pericolose anche per noi.
