DDL Risorsa Mare: un passo avanti per l’economia, ma la tutela dell’ambiente?

DDL Risorsa Mare: un passo avanti per l’economia, ma la tutela dell’ambiente?

Il Parlamento ha dato il via libera definitivo al DDL “Valorizzazione della risorsa mare”. Un provvedimento atteso, che punta a dare una cornice normativa a un settore che vale oltre l’11% del nostro PIL.

Ma c’è un “ma”. Se da un lato si parla di crescita, dall’altro le associazioni ambientaliste, tra cui WWF e Marevivo, lanciano l’allarme: la tutela del nostro ecosistema sommerso è ancora troppo timida.

Cosa prevede il DDL?

In sintesi, la legge vuole semplificare la burocrazia per la nautica da diporto, sostenere la cantieristica e promuovere il turismo subacqueo. Tra le novità più rilevanti c’è l’istituzione della “zona contigua”, che estende il controllo dello Stato fino a 24 miglia marine.

Il DDL stabilisce che gli ancoraggi non debbano danneggiare gli habitat protetti. Sembra una vittoria, ma la realtà tecnica è diversa: ad oggi, quasi nessun ancoraggio convenzionale è realmente compatibile con la sopravvivenza di queste praterie se non vengono installati sistemi fissi e certificati.

Dire “non danneggiate” senza fornire gli strumenti o le sanzioni adeguate rischia di restare una bella intenzione sulla carta.

Non può esserci economia blu senza un oceano in salute

Valorizzare il mare non significa solo facilitare il transito delle imbarcazioni o promuovere la subacquea; significa proteggere il capitale naturale che rende queste attività possibili. Se il DDL semplifica la vita alle imprese, non sembra fare altrettanto per la biodiversità. Manca, secondo noi, il coraggio di fare quel passo in più, mettere la tutela ambientale come precondizione assoluta per lo sviluppo economico, proprio come accade nei protocolli più seri dei Blue Bond di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi.

Il DDL Risorsa Mare è un inizio, ma la rotta non è ancora quella giusta. Per un’Italia che vuole essere leader della Blue Economy, non basta gestire il traffico: bisogna proteggere il cuore pulsante dei nostri mari. La sfida ora si sposta sui decreti attuativi: sarà lì che capiremo se il Governo ha davvero intenzione di difendere la Posidonia o se la tutela dell’ambiente resterà, ancora una volta, un aspetto marginale.

“Il mare cambia, noi lo raccontiamo”


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *