Il ronzio che salva gli oceani: perché la salute delle api può definire il futuro del mare

Il ronzio che salva gli oceani: perché la salute delle api può definire il futuro del mare

Nella Giornata Mondiale delle Api, i dati confermano l’allarme: oltre il 40% degli impollinatori è a rischio. Ma la vera battaglia unisce l’agricoltura agli ecosistemi marini. 

Oggi, 20 maggio, si celebra la Giornata Mondiale delle Api, le sentinelle insostituibili della nostra biodiversità e della sicurezza alimentare. Secondo i dati della Federazione Apicoltori Italiani (FAI), l’Italia guida l’Europa con un patrimonio che supera 1,7 milioni di colonie di api curati da circa 77mila apicoltori. Un patrimonio che vale oltre 2 miliardi di valore aggiunto nell’agroalimentare, ma che si trova sospeso sull’orlo del baratro.

Alcune associazioni, tra cui il WWF Italia lancia un allarme chiaro: a livello globale, oltre il 40% degli impollinatori invertebrati rischia l’estinzione a causa del cambiamento climatico, di nuovi predatori e dell’uso massiccio di pesticidi. 

Il filo invisibile: dalla terraferma al mare

Perché una testata che si occupa di mare come Seaforchange parla di api? La risposta sta nella circolarità degli ecosistemi.

I fitofarmaci e i neonicotinoidi riversati nelle coltivazioni intensive non colpiscono solo il sistema nervoso delle api, provocando la moria degli alveari. Attraverso il dilavamento dei terreni e la rete fluviale, queste sostanze chimiche tossiche finiscono direttamente nei nostri mari, avvelenando i delta, decimando il plancton e alterando la catena alimentare marina.

Salvaguardare le api eliminando i pesticidi significa, di fatto, chiudere i rubinetti dell’inquinamento chimico costiero. 

Le “Api del Mare” e la Posidonia

La connessione diventa ancora più affascinante sott’acqua. Gli scienziati hanno scoperto l’esistenza di una relazione simbiotica definita impollinazione zoobentofila.

Nelle praterie di Posidonia oceanica (il polmone verde del Mediterraneo), piccoli crostacei e organismi bentonici come l’isopode Idotea balthica svolgono esattamente la stessa funzione delle api sulla terraferma, trasportando il polline di fiore in fiore tra le piante acquatiche. Senza queste “api del mare”, le praterie marine non potrebbero riprodursi, privando il mare della sua barriera naturale contro l’erosione costiera.

Proteggere gli impollinatori, sopra e sotto la superficie, è l’unico modo per tenere in vita il pianeta.


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