Progetto Strong Sea Life: in 5 anni recuperate 22 tonnellate di attrezzi da pesca

Progetto Strong Sea Life: in 5 anni recuperate 22 tonnellate di attrezzi da pesca

Il mare torna a respirare grazie al recupero delle reti fantasma che soffocano e distruggono la vita marina.

Più di 180 segnalazioni di attrezzi da pesca dispersi, 24 azioni di recupero156 attrezzi rimossioltre 22 tonnellate di materiali recuperati. Gli interventi, si legge in una nota dell’ISPRA, hanno riguardato diverse tipologie di attrezzi da pesca: reti da posta, reti a strascico, nasse e palangari, individuati a profondità comprese tra 8 e 40 metri.

Sono alcuni dei risultati del progetto Strong SEA LIFE, coordinato da ISPRA e finanziato dal Programma LIFE Natura e Biodiversità dell’Unione Europea, avviato nel dicembre 2021 e giunto al suo quinto anno di attività. L’obiettivo principale dell’iniziativa – per la quale è stato realizzato anche il documentario “The Phantom catch”, Il grande problema delle reti fantasma”, diretto da Igor D’India – è proteggere e migliorare lo stato di conservazione degli habitat marini prioritari, costituiti dalle praterie di Posidonia oceanica e dagli habitat coralligeni, entrambi inclusi nella Direttiva Habitat e nella rete europea dei Siti Natura 2000.

Le analisi scientifiche sugli attrezzi recuperati hanno permesso di identificare 89 specie appartenenti a 50 gruppi di organismi viventi classificati in base a caratteristiche comuni (taxa), con una predominanza di crostacei (30%), seguiti da alghe e organismi incrostanti. Questo dato testimonia il processo di progressiva colonizzazione biologica che interessa gli attrezzi dispersi nel tempo.

Le azioni del progetto

Le praterie di Posidonia oceanica rappresentano uno degli habitat più importanti e vulnerabili del Mediterraneo. Sono considerate habitat prioritari, ambienti naturali che rischiano di scomparire e per la cui conservazione l’Unione Europea ha una responsabilità particolare perché svolgono un ruolo fondamentale per la biodiversità marina, per la stabilità dei fondali e per la protezione delle coste.

Allo stesso modo, il coralligeno costituisce uno degli ecosistemi costieri più importanti del Mar Mediterraneo per distribuzione, biomassa e ruolo nel ciclo del carbonio.

La sinergia tra istituzioni e pescatori

Gran parte delle segnalazioni è arrivata direttamente dai pescatori locali, che hanno scelto di collaborare con il progetto indicando attrezzi dispersi da loro stessi o di cui erano a conoscenza, dimostrando quanto la collaborazione con il mondo della pesca sia fondamentale per affrontare il problema delle reti fantasma. 

Dopo una capillare mappatura dei fondali, sono state effettuate più di 50 immersioni, organizzate con l’alternanza di squadre operative per garantire sicurezza e precisione durante le operazioni. Tra gli interventi più impegnativi c’è la rimozione di una grande rete a strascico sul fondale del Golfo dell’Asinara nel nord Sardegna..

Oltre ai recuperi, il progetto ha realizzato anche diverse operazioni di inattivazione degli attrezzi nei casi in cui la rimozione completa non fosse possibile senza arrecare danni agli habitat.

Ogni anno vengono effettuate circa 15 immersioni di monitoraggio nei siti selezionati come maggiormente rappresentativi per la presenza di coralligeno e Posidonia oceanicaal fine di valutare lo stato di conservazione degli habitat dopo le operazioni di rimozione.

Il mare cambia, noi lo raccontiamo”


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