Le Custodi del Blu: quando le Donne cambiano il destino del Mare (e di tutto il pianeta)
Dai prestigiosi Goldman Environmental Prize alle attiviste “Old Ladies” americane: il racconto di una leadership femminile che sta salvando gli ecosistemi marini.
Il mare ha sempre avuto un volto femminile nel mito, ma oggi quel volto è fatto di coraggio, scienza e azione diretta.
Sulla scia delle edizioni del 2024 e 2025, il 2026 ha consacrato questo legame delle donne con il Pianeta attraverso il Goldman Environmental Prize, noto come il “Premio Nobel per l’Ambiente”, che ha visto trionfare sei donne straordinarie.
Queste leader dimostrano che la difesa del Pianeta è un impegno trasversale che unisce giustizia sociale, scienza e azione comunitaria. Non hanno solo vinto un premio: hanno fermato trivellazioni, protetto foreste sottomarine, bonificato territori degradati, salvato dall’estinzione e sfidato potenti multinazionali.
Le sei eroine del Goldman Prize 2026
Il premio ha celebrato storie che partono dalla terra per salvare anche l’acqua
- Africa (Nigeria) – Iroro Tanshi: ecologista che ha salvato dall’estinzione il pipistrello Hipposideros curtus riscoprendolo in Nigeria e creando un sistema comunitario di prevenzione degli incendi boschivi per proteggerne l’habitat.
- Asia (Corea del Sud) – Borim Kim: ha guidato l’organizzazione Youth 4 Climate Action ottenendo la prima storica vittoria legale in Asia contro la politica climatica del governo, giudicata incostituzionale per la mancanza di obiettivi vincolanti oltre il 2030.
- Europa (Regno Unito) – Sarah Finch: ha vinto una causa storica presso la Corte Suprema britannica contro l’espansione di un sito di estrazione petrolifera, stabilendo il precedente legale per cui i progetti fossili devono tenere conto dell’impatto climatico dell’uso finale del prodotto.
- Isole e nazioni insulari (Papua Nuova Guinea) – Theonila Roka Matbob: ha costretto il gigante minerario Rio Tinto a prendersi la responsabilità dei danni ambientali e sociali causati dalla miniera di rame abbandonata di Panguna, avviando un processo di bonifica senza precedenti.
- Nord America (Stati Uniti) – Alannah Acaq Hurley: leader indigena Yup’ik che ha mobilitato 15 nazioni tribali per fermare la Pebble Mine in Alaska, ottenendo un veto storico dell’EPA che protegge 25 milioni di acri di acque ricche di salmoni.
- Sud e Centro America (Colombia) – Yuvelis Morales Blanco: giovane attivista che ha guidato la resistenza contro il fracking in Colombia, riuscendo a fermare progetti estrattivi che minacciavano il fiume Magdalena e le risorse idriche delle comunità locali.

Dalle vette del Nobel ai fondali del Massachusetts: l’esercito delle OLAUG
Ma la tutela del mare non si fa solo nei tribunali. Esiste un esercito silenzioso e tenace che agisce con “pinne in acqua”. È il caso delle “Old Ladies Against Underwater Garbage” (OLAUG).
Siamo nel 2021 a Cape Cod, nel Massachusetts (USA). La fondatrice, Nancy “Nance” Senechal, durante le sue nuotate quotidiane nelle acque di Pleasant Bay, si accorge che il fondale che amava stava scomparendo sotto lattine di birra degli anni ’70, lenze abbandonate, pneumatici e tanta plastica. Invece di lamentarsi coinvolge le sue amiche — tutte tra i 65 e gli 80 anni — e insieme decidono che non è mai troppo tardi per fare la differenza e lasciare il pianeta un luogo migliore.
Armate di maschera, boccaglio e una grinta incrollabile, setacciano regolarmente i fondali dei laghi e delle coste del New England con un obiettivo semplice: estrarre tutto ciò che non appartiene al mare.

Difesa politica e azione diretta
Il legame tra le Old Ladies e le vincitrici del Goldman Prize è profondo: entrambe dimostrano che la protezione del mare non ha età e non aspetta il permesso di nessuno.
Queste donne ci insegnano che il mare non ha bisogno di eroi solitari, ma di comunità consapevoli. Dall’Europa all’Asia, fino alle “signore dei rifiuti” negli Stati Uniti, il messaggio è chiaro: il cambiamento è donna, è ora e guarda al futuro.
