Vorremmo vedere il mare al centro del dibattito politico

Vorremmo vedere il mare al centro del dibattito politico

Il mare può essere un grande fattore di rilancio economico per il Paese. Su questo non ci sono dubbi in quanto è una grande fonte di ricchezza per la vita ma anche per le possibilità di accrescere il benessere delle popolazioni che ci lavorano. Ma in questi ultimi mesi non ne sentiamo parlare, se non timidamente, nel dibattito politico. Vorremmo vederlo ben delineato negli atti relativi al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza riferito alla Next Generation EU.  

Il valore del Mare

Il Mediterraneo è un crocevia straordinario di popoli e commerci che produce un PIL pari al 15 per cento dell’economia globale. Soltanto la pesca vale oltre 500 miliardi di euro all’anno, un quarto dell’intero bilancio italiano. I mari italiani coprono il 15 per cento del Mediterraneo e rappresentano un vero tesoro in larga parte dimenticato. Sono quasi 200.000 imprese italiane blu (circa il 3 per cento del numero totale delle imprese). Hanno una forte connotazione giovanile con diverse donne a guidarle. Complessivamente in Italia lavorano nell’economia del mare circa 900mila addetti, ma a livello europeo si prevede un incremento importante di occupati.

La crisi Covid ci spinge verso un salto qualitativo così da coniugare il benessere sociale con la sostenibilità ambientale. È questo il senso del NewGreen Deal, ovvero smettere di far crescere l’economia a spese della natura. Saranno i mari e gli oceani i protagonisti di questa crescita. Infatti, le Nazioni Unite hanno voluto dedicare il prossimo decennio 2021-2030 alla “Scienza degli Oceani per uno sviluppo sostenibile”. Così il mar Mediterraneo diventerà il laboratorio mondiale per questa sfida. 

I danni fatti agli habitat naturali

L’innalzamento delle temperature, l’acidificazione delle acque, le tonnellate di plastica di prodotti non biodegradabili e di sostanze nocive stanno compromettendo le sue risorse. Inoltre, con l’alto tasso di traffico marittimo globale di merci, la progressiva cementificazione delle coste, i livelli di pesca insostenibile (spesso a carattere illegale), il mare nostrum sta rischiando molto.

Potremmo dire che, leggendo gli studi, abbiamo già perso una fetta consistente del capitale naturale che rende “bella” l’Italia. Secondo il Comitato Capitale Naturale (organo di riferimento per la promozione di uno sviluppo sostenibile) perdiamo in qualità della nostra vita, in termini di balneabilità delle coste, in salute e cibo. 

Rivedere le priorità subito per il futuro della risorsa Mare

Il Mare è un’occasione da non perdere per il nostro Paese e potrebbe essere la chiave del rilancio del Mezzogiorno. Tuttavia, non si trova un chiaro riferimento nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Per il sud del Paese dove ci sono le principali risorse blu potrebbe essere veramente una svolta per l’economia e l’occupazione. Il mare potrebbe fornire risvolti importanti per la cooperazione internazionale. Si pensi ad esempio ai rapporti col Nord Africa, dove si concentrano molte opportunità di sviluppo sostenibile ma anche molti problemi di salute del Mare Nostrum.

Si decida di orientare adesso il PNRR verso un’autentica transizione ecologica. Questo significa mettere al centro dell’agenda la sostenibilità ambientale che punta anche sul mare. Prendiamo la New Green Deal e i provvedimenti sulla biodiversità connessi come punto di riferimento. Investiamo sul capitale naturale, sulle infrastrutture verdi e blu e sulle soluzioni basate sulla natura. Dalla politica ci aspettiamo un segnale forte sia per tutelare la salute dei cittadini, che per rilanciare il Paese una volta superata la pandemia del Covid-19.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *